Menz&Gasser chiude lo stabilimento di Verona e delocalizza la produzione in Trentino

Categoria: | 03-09-2020

Come già stato scritto in questi mesi, il sito Unilever di Sanguinetto, dopo due procedure di licenziamento collettivo costate il posto di lavoro a circa metà del personale assunto, è stato ceduto all’azienda Menz&Gasser, specializzata nella produzione di marmellate e semilavorati a base di frutta, con sede principale a Novaledo (TN), ma con uno stabilimento a Verona in via Torricelli, che conta fino ad oggi circa 50 dipendenti.

Nei mirabolanti annunci dell’azienda il sito di Sanguinetto sarebbe dovuto diventare, nel giro di qualche anno, polo del food nel nord Italia, con progetti ambiziosi per il lancio di nuove linee e produzioni. Soprattutto, sarebbe dovuto essere la destinazione delle lavoratrici e lavoratori dello stabilimento di Verona, destinato già da tempo alla chiusura. Tuttavia, le cose non sono andate proprio come erano state prospettate: l’azienda infatti ha deciso di spostare la produzione del sito di Verona a Novaledo, nell’attesa di capire le tempistiche degli investimenti sul sito di Sanguinetto; tempistiche che solo un dettagliato piano industriale avrebbe potuto fornire, che tuttavia l’azienda non ha mai voluto condividere, nonostante siano passati ormai 10 mesi dall’acquisizione. Piano industriale che diventa imprescindibile per conoscere il destino degli addetti del sito di Verona, ad oggi destinati tutti a Novaledo. Un trasferimento di 130 km che comporterà, per la maggior parte di loro, la rinuncia al proprio posto di lavoro, considerato che una distanza tale mal si concilia con la gestione familiare da un lato, ma anche con la sostenibilità dei costi dall’altro.

Al muro davanti al quale ci siamo trovati, da parte dell’azienda, si è aggiunto quelle delle istituzioni; la Regione, contattata in primis in virtù del tavolo di negoziazione e monitoraggio aperto per la gestione dell’ultima procedura di licenziamento collettivo dello stabilimento di Unilever di Sanguinetto, si è rivelata indisponibile nel cercare di mediare e trovare una soluzione che fosse condivisa, e che potesse impattare nel minor modo possibile nella vita degli operai che comunque, non va dimenticato, hanno lavorato nel ultimi 16 anni (da quando cioè è stato acquisito lo stabilimento di Verona dalla Hero) per permettere all’azienda di portare avanti investimenti di questo tipo.

Un comportamento che lascia l’amaro in bocca, e che comporterà, ancora una volta, la perdita di 50 posti di lavoro in Veneto, polmone produttivo dell’Italia, già duramente colpito dalla crisi causata dal Covid 19. Crisi sanitaria che troppo spesso viene usata in maniera strumentale per giustificare comportamenti da ritenere moralmente insopportabili.

INFO FAI